Natura

Mattanze di delfini, tonni e balene : ora BASTA !!!


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Riteniamo sia sbagliato distinguere fra le mattanze di delfini eseguite dai giapponesi e quelle di tonni eseguite anche nel mediterraneo (ormai abbandonate perché infruttuose) ma soprattutto in Asia, oppure non parlare della caccia alle balene. Per questo motivo cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla situazione senza stilare una classifica delle atrocità commesse.

 

Caccia ai delfini

I giapponesi uccidono circa 13000 delfini l’anno per poi gustarne le carni nei sushi bar, e destinare le interiora all’industria degli alimenti per animali domestici.
La pesca commerciale alle balene è stata messa fuorilegge in tutto il mondo a partire dalla metà degli anni Ottanta, ma la proibizione non si estende ai mammiferi marini più piccoli come i delfini.

Sembra incredibile che un popolo fra i più tecnologicamente avanzati del mondo possa compiere tali atrocità naturalistiche, ancor più sconcertante è l’incapacità mondiale di far cessare questa barbarie.
Le associazioni ambientaliste provano continuamente a fermare queste mattanze, che ormai vengono coordinate con depistamenti degni di operazioni militari.
Questa civiltà che vanta secoli di storia e tradizione si nasconde non dimostrando di comprendere le differenze tra l’allevamento di animali ed i mammiferi intelligenti che popolano i nostri mari.
Le condizioni sociali ed economiche dei popoli civilizzati come gli occidentali o i giapponesi, sono generalmente elevate e non dovrebbero più giustificare l’uccisione di animali selvatici per scopi alimentari. Pensiamo anche che la comunità di pescatori che si occupano di questa mattanza no superà le 10.000 persone e potrebbe essere riconvertita ad attività ecologicamente più sostenibili.

Recentemente è stato girato un film documentario intitolato “The Cove” (l’insenatura) sulla caccia ai delfini in Giappone, premiato con un oscar, ma nessun distributore lo ha ancora pubblicizzato e messo in visione.
La società di servizi su Internet Niwango sta programmando uno streaming gratuito del film, anche se soltanto per duemila spettatori.
Una proiezione è stata organizzata dai sostenitori della libertà di espressione che hanno consentito la visione a circa 600 persone che si sono dichiarate felici di conoscere alcune delle cose che vengono tenute nascoste nel loro paese.

L’immagine seguente ha contenuti molto cruenti, potete vializzarla al link : Caccia ai delfini in Giappone

 

Caccia ai tonni

Nel mediterraneo furono gli arabi a mettere a punto la tonnara come sistema di pesca; si tratta di un sistema di reti diviso in camere che intrappolano i tonni permettendone l’uccisione con arpioni.
I tonni entrano nelle reti e non pensano a tornare indietro e si spostano dentro al corridoio creato passando di camera in camera.
L’ultima camera infatti è detta “della morte”, questa è l’ultima ad avere il fondo chiuso con rete e viene sollevata con i tonni prigionieri quando si dà inizio alla mattanza vera e propria.
Nell’antichità veniva praticata su larga scala è  già Omero scriveva sulle tonnare di Sicilia, famosa è quella dell’isola di Favignana, ma erano numerose in Sicilia e Sardegna tra cui l’unica ancora attiva a Carloforte.
Il tonno dopo la cattura può subire vari processi di conservazione che vanno dall’affumicatura alla salagione. Molto più spesso viene cotto a vapore e conservato in scatola o sotto vetro sia al naturale che in olio. Molto pregiata è la bottarga e apprezzato anche il lattume.

Nella sua atrocità la mattanza tramite la tonnara racchiude storia e tradizioni dei popoli che hanno tratto dal mare la loro unica fonte di sostentamento, attualmente non è più necessario deturpare la fauna marina per soddisfare le richieste culinarie di pochi.

 

Caccia alle balene

Nonostante la pesca commerciale alle balene è stata messa fuorilegge in tutto il mondo a partire dalla metà degli anni Ottanta,il Giappone, la Norvegia e l’Islanda, ignorando il divieto globale in questa materia, hanno continuato la caccia alle balene sfruttando uno spiraglio che permette loro di presentare le loro spedizioni come “ricerca scientifica”; ancora oggi quindi, le balene sono minacciate dagli arpioni delle baleniere, ma anche dal cambiamento climatico, dalla distruzione degli ecosistemi e da parte della pesca abusiva e dell’inquinamento.
Oggi i mammiferi marini come le balene, i delfini e le focene, che vivono nei nostri oceani da almeno cinquanta milioni di anni, sono a rischio di estinzione.
Attualmente le navi addette alla caccia alla balena sono le baleniere, e i marinai di tali navi sono “balenieri”. La caccia in genere procede con baleniere relativamente grandi (in tempi moderni, navi fattoria) che lanciano scialuppe o altre navi più piccole che si avvicinano al cetaceo e lo colpiscono con un arpione (in tempi moderni, un arpione esplosivo). Dopo che il cetaceo muore, viene riportato alla baleniera e lì lavorato per separare il grasso e gli altri prodotti.
Nel XIX secolo il prodotto principale delle balene era il grasso, che veniva convertito in un olio usato per le lampade, ma l’intero animale veniva utilizzato, compresi i fanoni, per corsetti, e l’olio fragrante del capodoglio per profumi. In tempi moderni l’uso principale è la carne, che è un prodotto tipico e spesso prediletto di molte località con lunghe tradizioni baleniere.

Anche in questo caso la necessità di approvvigionamento ittico è cambiata e non è più giustificabile la caccia a mammiferi in via di estinzione.

 

 

Conclusioni

Greenpeace ha mobilitato milioni di persone in tutto il mondo per protestare contro la violazione del Santuario dei Cetacei dell’Oceano Antartico, con varie spedizioni in Antartide e, negli ultimi anni, portando la sua protesta in Giappone, al cuore del problema, per sensibilizzare il Governo e i cittadini giapponesi, praticamente ignari del problema.

E’ giusto riconoscere che non ci sono grandi differenze tra la mattanza dei delfini, quella dei tonni o dei visoni, per non parlare dei cuccioli di foca trucidati a colpi di bastone e scuoiati lasciando i loro corpi insanguinati sul ghiaccio.
Insomma l’uomo dovrebbe riconoscere di non essere l’animale più intelligente ed imparare a convivere e ad integrarsi nella natura che lo circonda.
Un primo passo in Giappone sembra essere stato fatto, infatti è stato sostituito il ministro Masayuki Komatsu che è sempre stato il difensore delle posizioni del governo rispetto alla pesca dei delfini, è difficile valutare se sia stata una mossa strategica in modo da far calare l’attenzione mondiale o se veramente si cercherà di cambiare rotta.

Fortunatamente nel Mare Mediterraneo da anni è istituito un Santuario per i Mammiferi marini che si estende per circa 100.000 chilometri quadrati tra Tolone in Francia, Capo Falcone in Sardegna occidentale e Fosso Chiarone in Toscana, con lo scopo di preservare la fauna e l’ecosistema in cui vive; nonostante ci siano problemi di gestioni e con qualche difficoltà il progetto continua dando merito alle autorità che lo hanno istituito.