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Rifugi di montagna : Attenzione alla Legionella


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Con questo articolo ci rivolgiamo principalmente ai gestori dei rifugi di montagna o alle persone che sono responsabili dell’igiene di queste strutture in modo da prevenire la problematica legata alla legionella; inoltre ovviamente speriamo di dare informazione a tutti gli utilizzatori dei rifugi di montagna in modo da adottare le precauzioni necessarie ad evitare la contrazione di questa malattia.

Razionale

L’anno scorso il CAI fu coinvolto in un raro problema, ma importante dal punto di vista medico-legale, sul tema della “salute nei rifugi”. Il caso riguardava la morte di un alpinista spagnolo, deceduto all’Ospedale di Aosta in seguito ad una grave polmonite causata da un’infezione da ‘Legionella’. In generale, il problema di una possibile infezione da ‘Legionella’ in un rifugio alpino dovrebbe essere preso in considerazione e valutato non solo in Italia ma in tutti I paesi.

In Europa e in Italia esistono precise linee-guida per le strutture recettive turistiche (quali sono i rifugi alpini) per la prevenzione di questa infezione. Di conseguenza  la Commissione Medica del CAI ha elaborato e proposto dei suggerimenti molto semplici per la prevenzione di questo problema. Analogamente la MedCom UIAA ha adattato tali semplici e pratiche regole, rendendole facilmente applicabili e valide per le tutte strutture montane nel mondo.

Introduzione

Con il termine “malattia dei Legionari” o Legionellosi si indicano le infezioni causate dalla Legionella pneumophila e altri batteri simili. Questi batteri sono infettanti  solo per via respiratoria e generalmente in individui suscettibili nei quali l’inalazione dei batteri mediante l’aerosol o goccioline di acqua (doccia) può causare una grave polmonite, in casi estremi ad esito mortale.

Le Legionella sono batteri molto diffusi e si trovano in molti ambienti acquatici dove si alimentano di alghe e sostanze organiche presenti nei fanghi e nei sedimenti, con un pH compreso tra 5 e 8. Tollerano un ampio ‘range’ di temperature, sebbene sotto i 20° e oltre i 50° i batteri siano inattivi e sopra i 60° non sopravvivano.

Quando i batteri penetrano in sistemi idraulici costruiti dall’uomo, essi possono proliferare in particolari circostanze favorevoli. Se si creano goccioline di acqua che vengono poi disperse nell’ambiente, le persone investite sono a rischio di inalare i batteri. Per eliminare e ridurre questo rischio, devono essere messe in atto delle misure di controllo per prevenire la proliferazione di questi microrganismi nel sistema idrico e per minimizzare la produzione di goccioline di acqua e aerosol.

Il Programma Europeo di Sorveglianza EWGLI (European Working Group for Legionella Infections) è iniziato nel 1986 ed è coordinato dal 1993 dal National Bacteriology Laboratory di Stoccolma e dal Public Health Laboratory Service (PHLS), Communicable Disease Surveillance Centre (CDSC) di Londra. Il programma consente l’interscambio di informazioni tra i Paesi dell’Europa sugli aspetti epidemiologici e per gli interventi più appropriati.

Raccomandazioni per i rifugi di montagna

Quelli che seguono sono consigli pratici per la prevenzione delle infezioni da Legionella nei rifugi di montagna,  redatti tenendo ben presente le difficoltà che esistono in questo tipo di strutture ma facendo anche riferimento alle linee-guida internazionali esistenti (adattamento da EWGLI).

1)     Se l’acqua sanitaria viene scaldata al momento del suo utilizzo (boiler a gas), allora il problema non sussiste poiché i batteri non proliferano nell’acqua fredda.

 

2)     Se l’acqua sanitaria calda è già presente perché scaldata mediante boiler elettrico, pannelli solari, ecc., e quindi “ristagna” in contenitori, allora sono necessari i seguenti provvedimenti:

 

  1. Azione sul contenitore dell’acqua:

Una volta all’anno, alla riapertura stagionale, pulire e disinfettare il contenitore con cloro alla concentrazione di 50mg/l  per  2-4 ore.

 

  1. Azione sull’ acqua:

Una volta all’anno, alla riapertura stagionale, disinfettare il sistema di approvvigionamento idrico mediante:

 

  1. I.            Shock termico il trattamento a 70-80°C per periodi relativamente brevi viene usato sia per le disinfezioni ‘in emergenza’ sia per quelle periodiche, quale parte di un programma di controllo a lungo termine. La disinfezione termica viene attuata aumentando la temperatura di tutto il sistema idrico di distribuzione dell’acqua sanitaria calda a 70-80°C, poi circolando questa acqua in tutto il sistema per 3 giorni. Per essere efficace, la temperatura dell’acqua calda deve essere tale da garantire che ai rubinetti essa non sia inferiore a 65°C. Da ogni rubinetto l’acqua deve scorrere continuamente a tale temperatura per almeno 5 minuti (necessaria la misurazione).

In pratica: periodicamente, durante la stagione di apertura, l’acqua viene riscaldata a 70-80°C per 30 min. al giorno, per tre giorni consecutivi.

 

oppure

 

  1. II.            Mantenimento continuo della temperatura tra 55-60°C: A 60°C ci vogliono circa 2 minuti per inattivare il  90% della popolazione della L.pneumophila. La validità di mantenere una temperatura circolante a  60ºC è stata dimostrata sia in strutture ospedaliere sia in quelle alberghiere. I sistemi di acqua calda mantenuti a temperature superiori ai 50°C sono colonizzati meno frequentemente dalla Legionella. L’acqua circolante a 60°C in modo che la temperature ad ogni rubinetto sia almeno 50°C (meglio 55°C) per la durata di un minuto di apertura del rubinetto è il metodo  più comunemente usato per controllare la  Legionella nei sistemi di distribuzione dell’acqua calda.

In pratica:  l’acqua è sempre mantenuta a temperatura > a 60°C.

 

oppure

 

  1. III.       Iperclorazioneshock: Anche il cloro è stato usato per il trattamento degli impianti di acqua calda. Poiché l’azione battericida del cloro è pH–dipendente e si reduce rapidamente a valori  superiori a 7, il pH dell’acqua deve essere monitorato frequentemente  ed eventualmente corretto.

Questo metodo si attua in acqua a temperatura inferior  a 30°C, con l’aggiunta di una singola dose di cloro fino ad ottenere concentrazioni di cloro libero di 20-50 mg/l in tutto il sistema idrico, inclusi i punti più distanti.

Dopo un periodo di azione di almeno 2 ore ad una concentrazione di cloro di 20 mg/l o di almeno 1 ora ad una concentrazione di 50 mg/l, l’acqua viene rimossa e sostituita con acqua fresca nelle tubature fino a ottenere nuovamente una concentrazione di cloro di 0.5-1mg/l.

In pratica: periodicamente la concentrazione nell’acqua del cloro viene mantenuta a 50 mg/l per 1 ora o a 20mg/l per 2 ore.

 

oppure

 

  1. IV.            Clorazione continua: Questo metodo si realizza aggiungendo costantemente del cloro nell’acqua, generalmente in forma di ipoclorito di calcio o di ipoclorito di sodio. I livelli residui di cloro possono variare in funzione della qualità dell’acqua, del flusso e della quantià di biofilm nell’impianto. In ogni caso il livello di disinfettante residuo deve essere di compreso tra 1 e 2 mg/l. Se nell’impianto esistono zone dove l’acqua ristagna o dove ci sono problemi di circolazione, in quelle zone il cloro non sarà in grado di inattivare la Legionella.

In pratica: Aggiungere  IPOCLORITO di SODIO nell’acqua, fino ad ottenere una concentrazione finale di 1-2 mg/l.

 

In questi due ultimi casi,  è necessario esporre opportuni cartelli di avviso a tutti i rubinetti che indichino chiaramente: ”acqua sanitaria calda clorata, non potabile”

 

 

  1. Azione sugli erogatori dell’acqua (rubinetti, erogatori docce):

Mantenere gli erogatori docce e i rubinetti puliti e senza incrostazioni calcaree.

Una volta all’anno, alla riapertura stagionale, pulire i rubinetti e gli erogatori con un prodotto anticalcare (per es. acido acetico o aceto!), poi disinfettarli lasciandoli in immersione per una notte in una soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina!), infine risciacquare prima della re-installazione.

Nei servizi per gli ospiti, fare scorrere l’acqua attraverso tutti i rubinetti e le docce per alcuni minuti almeno una volta alla settimana se essi sono inutilizzati e sempre prima di ogni utilizzo.

 

Fonte : Norme ufficiali della commissione medica UIAA